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Mungitura manuale ovina e sovraccarico biomeccanico degli arti superiori

Immagine del redattore: 81 Sicurezza
81 Sicurezza
12 ott
Tempo di lettura: 4 min

La mungitura manuale degli ovini richiede movimenti rapidi, ripetuti e continui di mani, dita, polsi e avambracci. Un singolo gesto può sembrare semplice, ma cambia completamente significato quando viene ripetuto per decine o centinaia di animali, due volte al giorno e per diversi mesi.


Uno studio condotto dallo SPRESAL della ASL di Sassari ha analizzato il rischio di sovraccarico biomeccanico degli arti superiori negli allevatori addetti alla mungitura manuale delle pecore. L’indagine ha considerato sia l’organizzazione del lavoro sia i possibili disturbi riferiti dagli addetti, con particolare attenzione alla sindrome del tunnel carpale.


Allevatore esegue la mungitura manuale di una pecora, in piedi e piegato in avanti, con secchio posto sotto la mammella.

Cosa ha analizzato lo studio SPRESAL

Lo studio ha coinvolto 109 allevatori impegnati nella mungitura manuale di ovini e un gruppo di confronto composto da 56 allevatori bovini che utilizzavano esclusivamente impianti di mungitura meccanica.


L’obiettivo era valutare:

  • la frequenza e le caratteristiche dei movimenti eseguiti durante la mungitura;

  • lo sforzo richiesto a mani e arti superiori;

  • le posture adottate;

  • i tempi di attività e recupero;

  • la presenza di sintomi compatibili con un sovraccarico degli arti superiori.


La ricerca ha preso in esame due modalità tradizionali di mungitura: la tecnica “sassarese” e la tecnica “nuorese”.


Due tecniche, un’esposizione elevata

Nella tecnica sassarese l’operatore munge da seduto o accovacciato dietro l’animale, talvolta utilizzando uno sgabello con rotelle. Nella tecnica nuorese, invece, l’operatore lavora in piedi, a cavallo della pecora, con il tronco flesso in avanti.


In entrambe le modalità, la presa della mammella avviene con un grip ampio e con una presa di precisione nella fase finale di spremitura del capezzolo. Le mani compiono movimenti ritmici e simmetrici di salita e discesa, mentre polsi, gomiti e spalle mantengono posture ripetute per l’intera durata del compito.


Secondo quanto rilevato nello studio, un addetto può mungere circa 100-120 pecore in un’ora. L’attività viene generalmente svolta due volte al giorno, per circa sei-sette mesi all’anno.


Frequenza, forza e durata: perché il gesto può diventare critico

Il rischio non deriva da un solo elemento, ma dalla somma di più fattori: numero di azioni, velocità, forza, posture e recupero disponibile.


Nella tecnica sassarese sono state rilevate circa 60-80 azioni al minuto; nella tecnica nuorese la frequenza raggiungeva circa 100 azioni al minuto. Lo sforzo percepito dai lavoratori, rilevato attraverso la scala di Borg, è risultato significativo in entrambe le modalità.


Lo studio ha utilizzato l’Indice OCRA e lo Strain Index, strumenti di analisi del rischio ergonomico da movimenti ripetitivi. I risultati hanno evidenziato un’esposizione elevata in entrambe le tecniche:


Tecnica di mungitura



Azioni al minuto



Indice OCRA



Strain Index

 Sassarese

         60-80

         7

          40

 Nuorese

       circa 100

         9

          40


Gli autori hanno quindi rilevato un elevato rischio di sovraccarico biomeccanico a carico degli arti superiori in entrambi i metodi di mungitura manuale analizzati.


I disturbi riferiti dagli allevatori

L’indagine clinico-epidemiologica ha rilevato una maggiore presenza di sintomi tra gli addetti alla mungitura manuale rispetto al gruppo di confronto.


Tra i disturbi più frequenti figuravano:

  • dolore alla mano;

  • formicolio;

  • sensazione di mano addormentata;

  • debolezza nella presa;

  • dolore al braccio.


Nei lavoratori esposti alla mungitura manuale i sintomi risultavano spesso bilaterali e potevano comparire durante il lavoro, di notte o anche a riposo. Lo studio segnala inoltre una maggiore frequenza di alterazioni agli esami elettromiografici nel gruppo degli addetti alla mungitura manuale.


Questi dati non consentono di formulare una diagnosi automatica per il singolo lavoratore. Mostrano però che il lavoro manuale di mungitura deve essere considerato con attenzione nella valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico.


Infografica sui movimenti ripetitivi nella mungitura manuale: frequenza, durata, forza della presa, posture di polsi, gomiti e spalle, e tempi di recupero.

La meccanizzazione come misura di prevenzione

La conclusione principale dello studio è chiara: la meccanizzazione delle operazioni di mungitura rappresenta una misura utile per contenere il rischio di patologie a carico degli arti superiori.


Ridurre il numero di compressioni manuali può diminuire l’esposizione ripetitiva di mani, polsi e avambracci. L’introduzione di un impianto meccanizzato deve comunque essere accompagnata da una verifica dell’organizzazione reale del lavoro, perché anche le attività accessorie possono richiedere sforzi, movimenti ripetuti o posture sfavorevoli.


Quando la mungitura manuale è ancora presente, l’azienda deve osservare il lavoro effettivo: numero di animali, durata delle sessioni, ritmi, postura degli addetti e segnali di affaticamento. Lo studio SPRESAL evidenzia infatti come un gesto apparentemente semplice possa trasformarsi in un’esposizione rilevante quando viene ripetuto per lungo tempo.


Valuta il rischio nella tua azienda agricola

La mungitura manuale deve essere analizzata sulla base delle condizioni operative reali: numero di capi, durata delle sessioni, frequenza dei movimenti, posture e organizzazione del lavoro.


81 Sicurezza affianca le aziende agricole nella valutazione del sovraccarico biomeccanico, nell’aggiornamento del DVR e nell’individuazione di misure preventive concrete.



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📞 0785 742082


Domande frequenti sulla mungitura manuale ovina

La mungitura manuale può causare disturbi a mani e polsi?

La ripetizione continua dei movimenti, la forza di presa, le posture mantenute e la durata dell’attività possono favorire il sovraccarico biomeccanico degli arti superiori. Eventuali sintomi devono essere valutati dal medico competente o da un professionista sanitario.

Dolore a mani o avambracci, formicolio, sensazione di mano addormentata, riduzione della forza di presa e fastidi che compaiono durante il lavoro, di notte o a riposo meritano attenzione.

Sì. Lo studio SPRESAL ha analizzato le modalità sassarese e nuorese, rilevando un’esposizione elevata in entrambi i casi. Postura, frequenza dei gesti e sforzo richiesto possono cambiare, ma devono essere sempre valutati nel contesto reale dell’azienda.

Nello studio analizzato, la tecnica sassarese prevedeva circa 60-80 azioni al minuto, mentre quella nuorese arrivava a circa 100. Il dato deve essere rapportato al numero di animali, alla durata della sessione e alle attività svolte nel resto della giornata.

Riduce le compressioni manuali ripetute, ma non elimina automaticamente altri possibili fattori di sovraccarico. Anche le attività accessorie, come la gestione degli animali e delle attrezzature, devono essere considerate nella valutazione.

La valutazione deve considerare il numero di capi munti, la durata delle sessioni, la frequenza dei movimenti, la forza applicata, le posture adottate, i tempi di recupero e le segnalazioni di affaticamento o dolore da parte degli addetti.


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